Centrale di Čornobyl'
Centrale di Čornobyl'

Siamo andati in escursione a Čornobyl’ da Kyiv con l’agenzia di viaggi kava. Il viaggio fino a Kyiv non è incluso nel prezzo dell’escursione. Anche il pranzo alla mensa di Čornobyl’ si paga a parte (si può portare il cibo con sé).

A me e a mia moglie questa escursione è piaciuta moltissimo. Era la prima volta che andavamo a Čornobyl’ e ci tornerei volentieri.

Arrivati a Čornobyl’, abbiamo superato il posto di blocco di Dytjatky e ci siamo diretti verso le prime tappe. Una delle prime è stata la visita all’area del radar oltre l’orizzonte “Duga” (Čornobyl’-2). Si tratta di un’antenna di sorveglianza oltre l’orizzonte alta 150 metri e di una cittadella militare. Fino alla metà degli anni ’80 era una struttura segretissima che permetteva di seguire bersagli ad alta quota a una distanza da 900 a 3000 chilometri nella zona circumpolare. Grazie ai radar più potenti e modernissimi dell’epoca, i militari potevano letteralmente guardare oltre l’orizzonte. Per queste capacità il complesso ricevette il nome di “Duga-1” (“Arco-1”). La chiusura completa delle infrastrutture della città di Čornobyl’-2 non avvenne subito: fino al 1987 furono messe in conservazione. Ma col tempo divenne chiaro che era impossibile utilizzarle nella zona di esclusione. I componenti principali del sistema radar furono smontati e portati a Komsomol’sk-na-Amure. L’antenna è davvero enorme, e stare accanto a lei guardando in alto è divino. Poi abbiamo passeggiato per la cittadella militare, visto gli edifici e i veicoli militari abbandonati, siamo risaliti sul pullman e siamo ripartiti.

Abbiamo visitato villaggi abbandonati con case sbilenche. La Foresta Rossa, dove misurando le radiazioni in un punto si vedono valori del tutto normali e 20 centimetri più in là valori altissimi. Abbiamo visitato anche un asilo abbandonato, uno spettacolo molto inquietante, dove si vedono vecchi giocattoli rotti dei bambini. Il villaggio di Kopači, quasi completamente sepolto sottoterra dopo l’incidente alla centrale nucleare di Čornobyl’.

E naturalmente a Čornobyl’ abbiamo visitato la famosa città di Pryp”jat’.

A Pryp”jat’ (una città meravigliosa ora gestita dalla natura, dove cespugli, alberi e meli, di cui abbiamo perfino assaggiato le mele, crescono attraverso l’asfalto e il cemento) abbiamo visitato il Palazzo della cultura “Energetik” e visto la piscina semidistrutta con il trampolino. Il parco divertimenti, con la non meno famosa ruota panoramica. Il cinema “Prometeo”, un asilo, una scuola, con aule in cui si sono ancora conservati quaderni e libri. In una delle aule c’era un deposito di maschere antigas usate, uno spettacolo molto inquietante. Abbiamo visto la caserma dei vigili del fuoco da cui i primi soccorritori partirono dopo l’incidente alla centrale di Čornobyl’. Abbiamo visto l’ospedale in cui furono portati le prime vittime e gli stessi soccorritori di quella caserma. In ospedale abbiamo visto pezzi degli indumenti dei soccorritori; passandoci sopra il dosimetro, questo non riusciva a indicare un valore preciso perché la contaminazione superava il suo massimo. Nel seminterrato dell’ospedale non siamo scesi, ma la guida raccontava che lì ci sono molti indumenti dei soccorritori, ed è molto pericoloso, perché qualsiasi granello di polvere può essere fatale per la salute e la vita. Siamo saliti al 16° piano, da cui si apriva una splendida vista su tutta Čornobyl’, compresa la centrale nucleare stessa.

Abbiamo visitato anche il bacino di raffreddamento, dove abbiamo dato da mangiare pane a enormi pesci siluro. Dopo aver pranzato alla mensa di Čornobyl’ (un pranzo così così: zuppa brodosa, insalata di crauti, purè, composta; ma purtroppo non c’è scelta, qui non ci sono caffè né ristoranti) abbiamo proseguito verso la centrale stessa, o meglio verso il reattore n. 4. Vicino all’edificio amministrativo, dove lavorano le persone che eliminano le conseguenze dell’incidente, c’è un memoriale. Dalla piattaforma panoramica lì si vedono già benissimo l’“Oggetto Riparo” (il “Sarcofago”) e il nuovo confinamento sicuro (l'”Arco”).

Ritorno a Čornobyl’, controllo radiometrico al posto di blocco di Leliv e controllo radiometrico all’uscita dalla zona di esclusione al posto di blocco di Dytjatky.

Nel complesso, un mare di emozioni: Čornobyl’ ci mostra quanto può essere terribile l’errore umano e quanto è forte la natura, che è riuscita ad adattarsi a una situazione così difficile.

Leggete altri articoli sui miei viaggi in Ucraina.

Last modified: 23.07.2026

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